Chiunque di noi abbia avuto accanto a sé un Istruttore o Maestro, mentre sta guardando una pianta che vorrebbe trasformare in un meraviglioso bonsai, si è sicuramente sentito dire: “Prima di tutto pulisci il tronco e la vegetazione, elimina i rami secchi, individua le parti secche e marcescenti sul tronco. Questa operazione va sempre fatta prima di iniziare a studiare la pianta.”

E noi via, di forbici e piccoli utensili, soprattutto sui ginepri, per eliminare rami e vegetazione vecchia, ormai secca e togliere tutte quelle scaglie superficiali dal tronco per trovare la superficie liscia e rossastra tipica di questa essenza. E chi di noi non ha mai pensato: “Che p…izza! Io voglio imparare a fare bonsai e qui mi fanno fare le pulizie!”.

Eppure questa operazione può diventare molto interessante…

Soprattutto quando iniziamo a lavorare una Lonicera Etrusca della famiglia delle Caprifoliaceae molto vecchia raccolta circa due anni fa. Una delle caratteristiche di questa specie è la conformazione dei fasci linfatici che nell’invecchiare tendono ad attorcigliarsi fino a creare una sorta di spirale. La corteccia è fibrosa, desquamante in sottili fogli che aprendosi possono creare degli interstizi che possono mascherare zone secche oppure costituire il “nido” per le larve di insetti parassiti.

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Questa è la lonicera:altezza: 65 cm; diametro della base: 20 cm
Partendo dalla base è evidente l’avvitamento a spirale e la ramificazione che sembra alimentata dalla vena tubolarizzata che esce dal terreno e sale verso l’apice alimentando la ramificazione, mentre l’altra parte della spirale è secca e prosegue parallela alla vena viva


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Aiutandomi con un taglierino affilato con la punta a forma di spatola e delle spazzole con setole in plastica, inizio a pulire il tronco eliminando le squame della corteccia. Piano piano si inizia a vedere la vena viva che è solo una parte minima della base.

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Continuo nella mia pulizia e salendo verso l’apice scopro la vena che è di dimensioni veramente minime, circa 5-6 millimetri di larghezza, rispetto alla dimensione del tronco e soprattutto alimenta, da sola, tutti e quattro i rami principali e la loro vegetazione che durante tutta la stagione è stata molto rigogliosa.

Ma questa operazione di pulizia può aiutare anche nelle successive fasi di progettazione e definizione delle zone di legna secca?

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Finito di delimitare la parte viva per tutta la lunghezza della vena fino all’apice, ho iniziato ad individuare quelle parti di legna secca del tronco che stanno marcendo o comunque di una consistenza talmente morbida da non poter garantire un loro futuro, per eliminarle in modo da sanificare le parti più dure e resistenti. Anche in questa operazione mi aiuto con delle piccole sgorbie a tirare e dei piccoli coltelli ben affilati.

Partendo questa volta dal taglio all’apice del tronco che porta la vegetazione, si nota chiaramente che il cuore del tronco stesso, al centro della sua spirale, ha un colore diverso, più scuro, ed una consistenza spugnosa che si frantuma al semplice contatto con la punta della sgorbia. Inizio a scavare e pulire eliminando materiale fino a creare un tunnel che scende lungo l’asse del tronco

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Scendendo dall’apice, sull’esterno, si notano delle fessure ed una protuberanza, anche questa porosa, in corrispondenza di un piccolo gomito. Via via che pulisco strappando le fibre spugnose con le pinze da jin, mi rendo conto che il canale dall’apice arriva direttamente nella zona sottostante in corrispondenza del piccolo gomito a circa 10 centimetri dall’apice e, come si può vedere dalle foto, si sono aperte anche le piccole fessure naturali che prima erano chiuse.

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Un’ulteriore scoperta al momento in cui è stato accorciato il secondo tronco totalmente secco. Una volta tagliato ho cercato di abbozzare due jin che enfatizzassero il senso di rotazione a spirale esistente.

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Anche in questo caso pulendo la parte centrale dalla spugnosità del legno si è creata una specie di caverna che scende fino a livello delle radici all’interno del substrato. Per evitare che l’acqua piovana ristagni al suo interno ho provveduto a creare un foro di scolo con una punta abbastanza lunga ed il trapano in modo da arrivare a sfondare fino al fondo del vaso.

Adesso rimane da rifinire ancora meglio tutta la legna secca ed applicare il liquido jin per preservarla oltre ad applicare il filo a tutta la ramificazione.

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Ho voluto farvi partecipi di questa mia piccola esperienza soprattutto per cercare di dimostrare come, a volte, anche le operazioni che apparentemente non ci sembrano così importanti ed anzi appaiono così noiose, invece possono rivelarsi fondamentali e condizionare in maniera pesante le successive fasi di progettazione, di lavorazione della legna secca, l’applicazione del filo, la modellatura e soprattutto la coltivazione della pianta.